Sono seduta sugli spalti di un campo da calcio …
partita di calcio under 15 (partita di torneo, non coppa UEFA!!!) …
I genitori (ultra trentenni) attorno a me bestemmiano, insultano l’arbitro e il guardialinee (15enni pure loro o forse poco più), imprecano ad ogni perdita di pallone, …
Il papà-allenatore-mancato di turno (e meno male!!!), urla al figlio di “fargli male”, riferendosi all’avversario, poi lo incita dicendo “sei il più bravo in campo” (dopo che ha perso il pallone in un confronto diretto con un avversario, per non aver voluto passare ai compagni) e gli grida “tira in porta, tira in porta!” (dimenticandosi di essere il padre di un difensore), … Non importa la partita di calcio, non importa la squadra, non importa la sportività, … il figlio deve fare gol, perchè chissà che con quel gol non lo notino come nuovo Pelè (mah, magari in un universo parallelo, forse!).
Mi inizia a salire il nervoso! Che razza di insegnamenti sportivi si danno a questi ragazzi???
…
Poi entra in campo il più giovane dei convocati.
Più giovane degli altri. Più piccolo degli altri.
Affronta il primo avversario senza paura (nonostante sia 15 centimetri più alto di lui), gli ruba la palla, si guarda attorno e in un istante fotografa la situazione, si gira e subito calcia esattamente verso un compagno di squadra, dopo due passi l’avversario se ne riappropria e lui di nuovo sotto a rubargliela e passare ad un proprio attaccante.
La partita di calcio è finita. Hanno perso (non abbiamo, perchè io non ho giocato! e nemmeno i genitori presenti, speriamo se ne rendano conto!!!) i nostri. Il più giovane si avvicina a tutti i compagni particolarmente delusi. Li aiuta ad alzarsi e gli da pacche di incoraggiamento sulla spalla. Con la tristezza negli occhi batte il cinque all’arbitro e ai guardialinee, perchè sa che la partita è stata dura anche per loro (tra i mille insulti).
Quando scopre che gli è stato girato un video in cui lui ruba palla ad un avversario e con un tunnel se ne libera e passa all’attaccante, è il ragazzo più felice del mondo, nonostante la sconfitta.
Un quattordicenne oggi ha insegnato cosa sia lo spirito sportivo a tanti adulti. Peccato che molti di questi non siano all’altezza di capirlo e continueranno a vivere dell’utopia che i loro figli riescano in ciò che loro non sono stati in grado di raggiungere, addossando loro un carico di responsabilità non indifferente, pompando dei sogni che non hanno presupposti per avverarsi e rovinando loro la gioia di giocare!
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